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Oltre i limiti dello sviluppo, oltre i limiti della cultura

Oltre i limiti dello sviluppo, oltre i limiti della cultura

“Gli esseri umani sono plasmati dalle culture di cui sono parte. La cultura si è rivelata nella storia dell’uomo uno straordinario strumento di evoluzione, ma quali sono i suoi limiti? Fino a che punto è consentito all’essere umano di trasformare la biologia e più in generale l’ambiente in cui è immerso? Già il mito di Prometeo metteva in guardia sui rischi della hybris, dell’“arroganza” delle tecniche, un tema oggi di straordinaria attualità nel campo, per esempio, delle tecnologie genetiche. Quali sono oggi le riflessioni sul limite nella nostra e nelle altre società? Il concetto di “antropocene”, su cui dialogano gli scienziati e gli studiosi del versante umanistico, mette l’accento proprio sul fatto che i poteri poietici della cultura umana sono così forti (e pericolosi) da intervenire sulle “leggi” che regolano la vita del nostro pianeta, al punto da trasformare il suo clima. È tempo di porre un freno alla capacità dell’uomo di plasmare il mondo?”

Questa è la presentazione della conferenza, dal titolo “Sui limiti della cultura”, tenuta dal Prof. Adriano Favole sabato 27, nell’ambito del convegno “Dialoghi sull’uomo”, che si svolge a Pistoia dal 26 al 28 Maggio. Il Prof. Favole insegna Antropologia culturale e Cultura e potere all’Università di Torino. I suoi ambiti di ricerca principali sono l’antropologia politica, l’antropologia del corpo e l’antropologia del patrimonio.

Dico subito che, leggendo un titolo come questo, mi viene l’orticaria psicosomatica… infatti rieccheggia un titolo molto simile, “I limiti dello sviluppo”, dato ad un testo pubblicato nel 1972. Si trattava, allora, di una ricerca commissionata dal Club di Roma, fondato da Aurelio Peccei, all’MIT di Boston. Vi si teorizzava, preparando la strada ai movimenti ecologisti che si sarebbero sviluppati a seguire, che il nostro pianeta è una quantità finita di risorse, e che quindi non si può pensare che possa bastare all’infinito, per qualsiasi numero di persone, per qualsiasi modello di sviluppo in qualsiasi contesto sociale e culturale.

Prima domanda: è mai possibile che, a 45 anni di distanza, siamo ancora fermi a quella sconfortante, sia pur realistica, considerazione? Ormai le alternative, che consentirebbero di continuare lo sviluppo della nostra civiltà (per me sinonimo di cultura, quindi non sto a spaccare il capello per puntualizzare differenze inesistenti) dovrebbero essere note a tutti, e soprattutto ai luminari che pretendono di tenerci le loro lectio magistralis…

Viene da pensare che chi insiste nella sua dottrina pervicacemente precopernicana non voglia andare oltre. Sono maligno? Forse.

Tuttavia bisogna considerare che esiste, nel nostro paese in particolare, una vastissima pletora di intellettuali orfani del marxismo, la cui progettualità sociale è ritenuta ormai impresentabile in primo luogo proprio da coloro che la promuovevano in mille versioni e declinazioni, pur senza mai aderirvi chiaramente ed onestamente. Costoro non si sono mai ritrovati d’accordo tra di loro se non su un punto: l’odio profondo per il sistema capitalista, e la convinzione di dover dare una mano alla crisi. Segnatevi per favore questo concetto: dare una mano alla crisi, e non contro la crisi, perchè è di vitale importanza riconoscerne i sogetti e, soprattutto, gli effetti nefasti. Costoro si sono trovati bell’e pronta un’ideologia di riserva, che permette loro di continuare a perseguire l’affossamento dell’odiato sistema sociale che per altro li ha sinora nutriti, in molti casi anche più che dignitosamente, senza neanche più il fastidio di doversi produrre in improbabili iperboli socialisteggianti: il decrescitismo, ovvero la risposta verde ai limiti dello sviluppo su un pianeta solo.

Ma vediamo di rispondere punto per punto alle domande del Prof. Favole…

“La cultura si è rivelata nella storia dell’uomo uno straordinario strumento di evoluzione, ma quali sono i suoi limiti?”

A questa domanda rispose già Krafft Ehricke, in un suo saggio, polemizzando proprio con il Club di Roma: l’uomo non ha alcun limite al proprio sviluppo, tranne quelli autoimposti.

“Fino a che punto è consentito all’essere umano di trasformare la biologia e più in generale l’ambiente in cui è immerso?”

Quale sarebbe il “punto”, nel quale dovremmo pensare di fermarci? Seguendo la visione di Jeff Bezos, e di Gerard O’Neill prima di lui, basterà spostare progressivamente il nostro sviluppo industriale fuori dell’atmosfera terrestre — e le nuove tecnologie oggi rendono questi piani fattibilissimi — ed in prospettiva allenteremo la pressione sul nostro pianeta madre. Oltre a aprire uno sconfinato orizzonte di sviluppo per la nostra civiltà, obiettivo prioritario, in un’etica umanista.

“Già il mito di Prometeo metteva in guardia sui rischi della hybris, dell’“arroganza” delle tecniche, un tema oggi di straordinaria attualità nel campo, per esempio, delle tecnologie genetiche.”

E dagli una zampatina alle tecnologie genetiche!… tanto per strizzare l’occhio alla palude, alla sua avversione per la scienza, che oggi alza arrogantemente la testa… Arrogantemente, con piglio da Santa Inquisizione, costoro ci intimano di non proseguire gli studi sulla genetica.

La vera scienza è sempre stata umile, ha sempre riconosciuto che prima di provare a migliorare bisogna capire… ma se i tanti spiriti autenticamente umanisti, che hanno dedicato la loro vita al progresso della civiltà, avessero rinunciato a tentare di migliorare la natura, saremmo ancora fermi alle epidemie letali, alla morte per fame, al sottosviluppo. Un modello sociale forse per i decrescitisti preferibile all’odiato capitalismo…

“Quali sono oggi le riflessioni sul limite nella nostra e nelle altre società?”

Bravo professore, provi a darsi una risposta: ci serve oggi riflettere sui limiti, se non per superarli?

E qui arriviamo all’affondo finale, non poteva mancare il riferimento al climate change…

“Il concetto di “antropocene”, su cui dialogano gli scienziati e gli studiosi del versante umanistico, mette l’accento proprio sul fatto che i poteri poietici della cultura umana sono così forti (e pericolosi) da intervenire sulle “leggi” che regolano la vita del nostro pianeta, al punto da trasformare il suo clima. È tempo di porre un freno alla capacità dell’uomo di plasmare il mondo?”

Vi sono ovviamente tante risposte, che si affollano, ed aspettano solo di essere portate alla conoscenza di quanti affluiscono a questi convegni, cercandovi concetti di speranza e di fiducia nel futuro, e trovandovi solo cupe visioni di miseria e morte. Ne scelgo alcune, le più ovvie.

Ovviamente non possiamo porre un freno a qualcosa che non abbiamo neppure mai iniziato a fare… plasmare il mondo, ma quando mai? L’umanità è più o meno avanzata a casaccio, cercando le vie meno impervie ed apparentemente più redditizie. Cominceremo davvero a plasmare il mondo quando ne saremo parzialmente fuori, e quindi non saremo più costretti a decidere se dobbiamo mangiare, vivere e progredire oppure lasciare spazio alla “natura”. Cominceremo allora a plasmare questo pianeta come un immenso giardino, dove coltivare specie animali e vegetali, e persino crearne di nuove, per mezzo dell’ingegneria genetica, laddove la biodiversità si fosse ridotta, a causa della nostra precedente crescita nel mondo chiuso.

Un’ultima considerazione. Da alcune delle mie parole si potrebbe pensare che io ami particolarmente il capitalismo, come sistema sociale. Ebbene no, non particolarmente. In particolare non mi piace l’indifferenza verso chi soffre, verso chi non riesce a trovare una propria strada per campare, verso lo sfruttamento in genere, e la sua generale disponibilità, nella realtà cosidetta postindustriale, a rigurgiti schiavisti, autoritari e coercitivi. Tuttavia non è saggio rottamare l’unico modello sociale che finora, pur con tutte le sue storture, ci ha sfamato, prima di averne un altro…

Ci sono state rivoluzioni, nel secolo scorso, inevitabili, perchè si trattava di rovesciare delle tirannie. In quei casi il popolo sentiva che qualsiasi cosa, anche del tutto incognita, era preferibile al regime oppressivo cui era soggetto.

Sull’onda dell’entusiasmo rivoluzionario, in alcuni casi si è creduto di potersi proiettare a piè pari in nuovi sistemi sociali, teoricamente più giusti ed equi. La storia ha poi ampiamente dimostrato che la via che porta alla giustizia sociale, ad una società libera, solidale, inclusiva ed eticamente avanzata, probabilmente non ha un suo punto di arrivo su questo pianeta. Forse potremo traguardare un simile obiettivo nel contesto di una società del sistema solare, basata su un’abbondanza di risorse virtualmente infinita.

La storia ha infatti parimenti dimostrato che qualsiasi tentativo di socializzare la miseria porta solo alla tirannia, alla burocrazia, incubatrice di barbarie… Se invece sapremo traghettare la civiltàin un contesto di abbondanza di risorse, qualsiasi modello sociale innovativo diventa sperimentabile… e persino il capitalismo, come modello sociale, si potrà probabilmente migliorare, senza uccidere i suoi veri punti di forza: la libertà di impresa, la libertà di invenzione, la libertà di ricerca scientifica e filosofica, la cultura industriale, che ha permesso anche ai professori di campare bene, insegnando a milioni di figli di lavoratori….

Per il momento i valori sociali della rivoluzione borghese sono ancora gli unici difendibili, contro il tentativo di revanche neomedievale…

Adriano Autino

Articolo pubblicato su l’Avanti! online (http://www.avantionline.it/oltre-i-limiti-dello-sviluppo-oltre-i-limiti-della-cultura/)

Adriano Autino è presidente di Space Renaissance International (

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Adriano Autino legge il capitolo “La questione ambientale”, dal suo libro “Un mondo più grande è possibile!”

Adriano Autino legge il capitolo “La questione ambientale”, dal suo libro “Un mondo più grande è possibile!”

La natura: fascino, poesia, vita e morte
(…) La questione ambientale si presta a molti approcci filosoficamente diversi e per molti versi diametralmente opposti, a seconda del valore che viene attribuito ad entità quali l’ambiente naturale, la vita umana, la vita animale e vegetale, la qualità della vita, l’ambiente civile.

L’umanità in bilico tra suicidio specifico e salto evolutivo
(…)
Le soluzioni preconizzate per il problema ambientale equivalgono a curare i sintomi di una malattia, anziché eliminarne le cause profonde. Nel caso di una malattia che ci procura una febbre elevata, il rimedio consisterebbe nell’immergere il malcapitato in una vasca d’acqua gelata, una cura del resto praticata, quando la medicina era ancora più primitiva di quanto lo sia oggi. Così, se la nostra civiltà è arrivata a consumare una quantità di beni ambientali già oggi superiore a quanto il nostro pianeta può provvedere, la soluzione sarebbe immergere la civiltà in una virtuale vasca di acqua gelata (leggi: decrescita e depressione) per… raffreddarne i bollenti spiriti, e così sperare di placare le divinità del presunto riscaldamento globale, come in passato si facevano sacrifici umani per ingraziarsi il dio sole o qualche altra entità vista come responsabile dei raccolti.
Riscaldamento o glaciazione: il problema non cambia
(…) Quali che siano le cause, una cosa è certa: il clima della Terra cambia, ed ha attraversato ere glaciali e periodi caldi anche quando sulla sua superficie ancora non si agitava una civiltà industriale. (…) non sappiamo quali siano le reazioni del sistema di autoregolazione planetario ad azioni riscaldanti, siano esse endogene oppure esogene: ad un tendenziale aumento della temperatura potrebbe anche corrispondere una reazione equilibrante da parte del pianeta(…): maggiore la temperatura maggiore l’evaporazione delle acque, quindi maggiori formazioni nuvolose e precipitazioni atmosferiche, con conseguente calo della temperatura.

Qualità della vita e del cibo: un problema di spazio vitale
(…) l’inquinamento non è affatto terminato, benché non sia più di moda, e l’inquinamento è innegabilmente di origine antropica! Non c’è dubbio, inoltre, che l’inquinamento riduca la qualità della nostra vita ed, in ultima analisi, anche le possibilità di progredire come civiltà. (..) Com’è possibile che un’intera civiltà continui a procedere con la testa nel sacco, senza assolutamente curarsi degli aspetti quantitativi della questione ambientale, del cibo e delle risorse materiali in generale? Com’è possibile non rendersi conto che, in un sistema chiuso, sette miliardi e mezzo di persone non hanno alcuna possibilità di (i) tornare ad alimentarsi con cibi biologici, (ii) diminuire le loro industrie e la tecnologia in generale (senza decadere a stili di vita preindustriali), (iii) curare l’ambiente naturale terrestre, al contempo mantenendo o addirittura incrementando gli standard di vita, e favorendo lo sviluppo delle aree sinora sottosviluppate? Latouche (teorico della cosiddetta “decrescita felice”) se ne è ben reso conto, ed ha ormai dato la sua ricetta: tutto ciò è possibile soltanto negando il valore stesso della civiltà, ed imboccando un cammino di decrescita. Ciò che Latouche non considera, come in genere fanno tutti gli apprendisti stregoni della storia, è che, una volta iniziata, la china discendente si fermerà solo con un terribile olocausto, di dimensioni tali che quelli del secolo scorso sembreranno bazzecole.
La soluzione vera, di lungo periodo, del problema ambientale, dell’inquina¬mento e della scarsità di risorse, consiste nell’alleggerire progressivamente il nostro pianeta madre dal peso del nostro sviluppo industriale, del quale una civiltà culturale (civiltà culturale è ovviamente una tautologia!) non può in alcun modo fare a meno. Con il progressivo utilizzo di risorse extra-terrestri si potrà migliorare la qualità del cibo e di tutto il nostro ambiente vitale: gli aspetti quantitativi del problema alimentare saranno finalmente a favore di un’evoluzione verso coltivazioni biologiche. Si pensi ad esempio alle possibilità di isolare ambienti artificiali (tipo colonie di O’Neill), impedendo il diffondersi di parassiti e malattie, facendo così a meno dei pesticidi. Ovviamente si dovrà contestualmente considerare la scienza amica, e non demoniaca, e discutere se mai la qualità delle modifiche genetiche, anziché rifiutarle in blocco!

L’espansione nello spazio conviene anche agli ecologisti
(…)Nessun dubbio che, se la priorità fosse salvare il pianeta — ammesso e non concesso che tale obiettivo avesse un senso… cosa può realmente infastidire un pianeta che ha miliardi di anni? — la soluzione migliore sarebbe far fuori il genere umano, possibilmente senza farlo strillare, o almeno ritardando gli strilli fino a quando non vi siano più risorse ed energie sufficienti ad invertire il processo! (…) Non solo il progressivo spostamento dello sviluppo industriale fuori del pianeta produrrà un ovvio alleggerimento del nostro peso sull’ambiente naturale terrestre(…). A questo effetto positivo, già di per sé importante, bisogna aggiungerne un altro, meno ovvio, ma non meno importante: insediandoci e sviluppando postazioni di ricerca su altri pianeti e corpi celesti, miglioreremo enormemente la nostra conoscenza di ambienti planetari ed ecosistemi, naturali ed artificiali. Decisiva sarà l’esperienza acquisita dalla progettazione, sviluppo e manutenzione di ambienti ecologici artificiali, chiusi, che potranno essere usati come modelli, di dimensioni ridotte, ove simulare i processi ambientali naturali, e lo sviluppo della vita vegetale ed animale in ambienti dove, per citare Krafft Ehricke, man is first, ovvero non esistevano sistemi biologici complessi, prima che l’uomo vi mettesse piede.

Posted by ADRIANO AUTINO
Adriano Autino presenta Un Mondo Piu Grande E’ Possibile!

Adriano Autino presenta Un Mondo Piu Grande E’ Possibile!

Sarà l’Astro-Romanticismo a salvare la civiltà!

Carissimi amici,

ho già detto molto, in molti articoli e paper, circa un aspetto principale dell’espansione della civiltà nello spazio: la possibilità di accedere a risorse materiali ed energetiche virtualmente infinite, nel sistema solare, a partire dalla Luna, dagli asteroidi vicini alla Terra, dalla enorme quantità di energia che fluisce dal nostro Sole e che può essere raccolta 24/24h, senza più limiti geografici, meteorologici né di alternanza giorno/notte. Con lo sviluppo delle attività civili nello spazio geolunare e, progressivamente, su Marte, nella cintura asteroidea, sulle lune di Giove, e oltre, la crisi globale che attanaglia la nostra economia planetaria sarà definitivamente rovesciata e sconfitta!

Con la fiducia nel futuro e l’aumento progressivo delle opportunità di lavoro e di crescita sociale, diminuiranno progressivamente i conflitti, le guerre, e la brutale regressione che tanto ci terrorizza, nelle ristrettezze del nostro mondo chiuso, nelle ore buie che precedono l’alba del rinascimento civile nello spazio. Può sembrare folle parlare di un’epoca così luminosa, in questi giorni, mentre le potenze del mondo sembrano orientate a nuovi confronti militari e a utilizzare lo spazio, sì, ma come arena di combattimento tra fantascientifici sistemi d’arma completamente robotizzati. Ma, proprio in questo contesto apparentemente così scoraggiante, è ancora più importante parlare di alcuni altri aspetti antropologici dell’espansione, che non sono solo quello pur importante e prioritario dell’economia.

Lo spazio è un ambiente estremo, in cui la vita dipende totalmente dalla capacità umana di costruire habitat tecnologicamente all’altezza della situazione. Svolgere attività civili nello spazio, ad esempio attività minerarie, industriali, turistiche, logistiche, svilupperà le nostre capacità di consapevolezza situazionale (situational awareness). Quel senso che forse i nostri antenati all’età della pietra avevano più sviluppato di noi moderni, quando dovevano difendersi da predatori molto più forti e dalle forze della natura. La situational awareness dei nostri antenati li spinse all’evoluzione sociale, culturale e tecnologica. E così succederà anche nello spazio, quando dovremo difenderci dalle radiazioni cosmiche, dai danni derivanti dalla gravità zero o della bassa gravità, dal pericolo di incrinature e forature delle pareti dei nostri habitat, dovuti a micrometeoriti o a nostri errori.

Ci troveremo a vivere e lavorare fuori del pozzo gravitazionale, e questo ci obbligherà a pensare in tre dimensioni… si svilupperà una cultura completamente nuova e differente, che possiamo a stento immaginare, noi che viviamo sul fondo del pozzo gravitazionale terrestre. O meglio tante culture differenti. Di certo i Lunari penseranno in modo diverso dai Terrestri, ma anche dai Cinturiani (colonizzatori della Cintura Asteroidea), dai Marziani e… chissà che storia vivranno i coloni di Ganimede, Europa, Io, Callisto, … per non parlare di coloro che, nei secoli a venire, si espanderanno nel sistema solare esterno, a colonizzare la fascia di Kuiper, e a prelevare ghiaccio direttamente dalle comete della Nube di Oort! La nostra meraviglia da sola non può neanche lontanamente contenere la fantastica diversità di culture, di storie, di evoluzioni che si svilupperanno, in contesti tanto diversi, ciascuno caratterizzato dai problemi ambientali e di sopravvivenza i più disparati e difficilmente immaginabili. Si svilupperà una biodiversità culturale immensa, e la nostra specie, dopo un periodo iniziale in cui dovremo imparare a vivere e svilupparci fuori dall’utero materno della nostra Terra, ricomincerà a crescere numericamente e culturalmente.

Ma l’aspetto antropologicamente più importante, per le generazioni dei colonizzatori del sistema solare, sarà quello che nessun filosofo del secolo scorso è riuscito a immaginare né focalizzare: il “nemico” con cui gli umani dovranno confrontarsi sarà molto più crudele e insidioso di qualsiasi nemico umano. Sarà lo spazio stesso. E questo svilupperà un nuovo sentimento di solidarietà tra gli umani. Qui, nelle ristrettezze del nostro mondo piccolo e chiuso, non vediamo all’orizzonte nessun nuovo fattore che possa spingere le persone a unire gli sforzi. Anzi, proprio il fatto di essere sette miliardi e mezzo, rinchiusi e con risorse ormai scarse, alimenta semmai il distacco, il torpore anaffettivo, il fastidio e l’avversione per i nostri simili, se non l’istinto omicida tout-court, preparando il terreno a terribili passi indietro, nella scala evolutiva.

Nelle difficili condizioni ambientali dello spazio potrà invece verificarsi qualcosa di simile a un nuovo spirito di fratellanza universale. Nello spazio si svilupperà su larga scala ciò che, in piccolo, abbiamo già visto sulla MIR e poi sulla ISS: non ci sono stranieri né barriere etniche, quando si vede la Terra intera, da un oblò di un’astronave in orbita, o dalla Luna… C’è invece solidarietà umana, amore, nostalgia e tenerezza per i nostri simili, per il nostro pianeta e per tutta la vita in esso contenuta. Un nuovo romanticismo ci aspetta lassù, una grande sfera emotiva, che unirà i terrestri migranti in un abbraccio, nonostante le enormi distanze, e gli inevitabili ritardi nella comunicazione. Un astro-romanticismo, che i migliori scrittori di fantascienza hanno saputo anticipare nella loro opera. E, a ben pensarci, si tratta anche di qualcosa parzialmente già sperimentato, sul nostro pianeta, da quando i navigatori hanno cominciato ad andare per mare…

Il mio nuovo libro “Un mondo più grande è possibile!” parla dei futuri diversi che ci aspettano, e del presente che dobbiamo assolutamente governare e indirizzare, se vogliamo che si realizzi il futuro più favorevole alla nostra specie e, ancora più importante, alla nostra civiltà. Vi è una grande differenza, tra Stati Uniti ed Europa, nella considerazione dello spazio come area di possibile espansione. Tuttavia, persino negli Stati Uniti, dove questa discussione è di gran lunga più avanzata, si fa fatica a superare il vecchio paradigma dell’esplorazione spaziale fine a se stessa, che ha caratterizzato la strategia dell’agenzia spaziale più grande e avanzata del mondo, la NASA. Al punto che persino la NASA si è trovata spesso a doversi reinventare strategie di comunicazione, finalizzate a non farsi mancare il denaro pubblico necessario alla propria sopravvivenza.

Personalmente sono sempre rimasto sbigottito e senza parole: perché non dichiarare finalmente che, se non si espanderà nello spazio entro questo secolo, la nostra civiltà può considerarsi prematuramente finita? Perché non riconoscere che l’espansione oltre i limiti del nostro mondo natale è una necessità assoluta e vitale, per una civiltà che si avvicina a superare gli otto miliardi di individui? Le molteplici ragioni di tale schizofrenia, di questo non accettare la propria missione principe, da parte delle agenzie, sono politiche, economiche, militari. E anche filosofiche, profondamente radicate in quello che chiamo paradigma pre-copernicano del mondo chiuso. Tutte queste “ragioni” mi sono poi diventate chiare, grazie a un paziente lavoro di informazione e di discussione con altri entusiasti spaziali, grazie a quella grande risorsa sviluppatasi negli ultimi vent’anni: la rete globale. Ma lo scopo di questo lavoro non è tanto quello di denunciare pedissequamente le responsabilità di un pur deprecabilissimo ritardo, bensì quello, ben più importante, di mettere insieme, in modo coerente e integrato, le ragioni profondamente morali di una strategia finalmente e maturamente espansionista.

Puoi trovare il libro, in formato ebook, su tre piattaforme:

Questo stesso articolo è gentilmente pubblicato da Rita Carla Monticelli sul suo blog.

Il 2017 ci vedrà impegnati nell’organizzazione di diverse iniziative, nel quadro dello Space Renaissance Tour, programma quadriennale approvato dal recente congresso mondiale di Space Renaissance International:

Nigeria, 18-21 October 2017 – Lead City University, Ibadan, ospita il primo evento dello Space Renaissance Tour:

USA, USIP, October 10th, Outer Space Treaty, 50 Years Anniversary, seguite l’evento su:

Italia, Outer Space Treaty, 50 Years Anniversary, un’opportunità di promuovere l’adozione di un vero sistema di diritto spaziale, per governare e dare supporto alle attività spaziali civili, seguite l’evento su:

UK, Eventi dello Space Renaissance Tour sono in corso di preparazione con le universita’ di Glasgow ed Edinbourgh, seguite su:

Per favore tieni presente che, per sviluppare tutto quanto sopra, ci servono soldi… partecipa alla campagna di raccolta fondi Space Renaissance Tour

ed aderisci a Space Renaissance!

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