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Il servizio TV realizzato da Telesanterno sul Congresso “Officine orbitali”, a Bologna, 18 e 19 maggio 2018

Il servizio TV realizzato da Telesanterno sul Congresso “Officine orbitali”, a Bologna, 18 e 19 maggio 2018

Interviste a molti speaker del congresso, tra i quali: Claudio Portelli dell’ASI, Marco Ferrazzani dell’ESA, Marco Lombardo, assessore alle attivita’ produttive del Comune di Bologna, Gaetano Bergami presidente del Cluster Aerospaziale dell’Emilia Romagna e neoeletto presidente di Space Renaissance Italia, Alfredo Roma ex responsabile del Progetto Galileo, Giulia Pavesi del GNSA, Stefano Antonetti di D-ORBIT, Maria Antonietta Perino di Thales Alenia Space, Stelio Montebugnoli dell’INAF, Adriano Autino presidente di Space Renaissance International.

 

Posted by ADRIANO AUTINO in Blog, News, Press, Stampa
Credi nel rinascimento spaziale? Allora aderisci a Space Renaissance!

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Crollo della civiltà occidentale – Ormai gli esperti di economia e di relazioni internazionali parlano apertamente di crollo dell’Occidente, e si spingono a prevedere anche la data: il quinquiennio 2025 – 2030, definito come “molto critico”. Si veda ad esempio questo rapporto di previsione della US National Intelligence Council sul 2025: Global Trends 2025 (vedi link in calce).

Il quadro, piuttosto completo, copre vari argomenti: lo sviluppo di una società multipolare, la continua crescita della popolazione, le risorse sempre più limitate a tutti i livelli, ed il notevole rischio di proliferazione dei conflitti, comprese le significative preoccupazioni per la diffusione di armi nucleari. All’interno del periodo considerato una serie di nodi verranno al pettine, o, per dirla semplicemente, un conflitto globale potrebbe esplodere, con risultati insostenibili e strascichi distruttivi a lungo termine. Dopo la caduta dei muri, durante l’ultimo quarto del secolo scorso, non si è stabilito nessun tipo di nuovo ordine mondiale. L’Occidente appare incapace di affrontare il continuo declino della sicurezza, la minaccia del terrorismo, malattia endemica della cosiddetta epoca postmoderna, e non è in grado di proteggere i suoi cittadini, per non parlare di strappare le nuove generazioni all’influenza primitiva della violenza. Caduti o traballanti alcuni regimi dittatoriali del Medio Oriente e del Nord Africa, l’occidente non è riuscito peraltro a proporre ulteriori reiterazioni del modello sociale democratico, che molto potrebbe contribuire alla stabilità globale, allo sviluppo ed alla pace nel mondo.

Guerra, “igiene del mondo?” – Guardando al passato, è giudizio pressochè unanime che, quando la società si è trovata in uno stato stagnante o in declino, il progresso è stato “risvegliato” dalla guerra: shock, scossone, trauma rigeneratore, o anche “igiene del mondo “, come fu definita dal Futurismo di Marinetti nel 1909.

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La fase storica che stiamo attraversando potrebbe essere riferita dagli storici futuri — se ce ne saranno — con l’espressione “declino della civiltà occidentale”, e potrebbe trovare il suo epilogo in un terribile conflitto generalizzato. Tale declino potrebbe essere in parte bilanciato dallo sviluppo collaborativo dei paesi emergenti dell’Est, Cina, Asia e Russia. Tuttavia questo potenziale viene già notevolmente frenato dalla limitatezza delle risorse globali, e fortemente ostacolato dalla filosofia ancora dominante, che vede il nostro mondo come un ambiente chiuso. Anche se la guerra fosse ancora considerata eticamente accettabile, se mai lo è stata, non sembra essere comunque uno “strumento” utile nel mondo d’oggi, per diverse ragioni.

Non ci sono più le guerre di una volta, che venivano dichiarate, tra stati, venivano combattute tra eserciti, distruggendo risorse, e terminavano, innescando nuove fasi di sviluppo. Le guerre odierne hanno carattere di guerriglia eterna ed estenuante, sono guerre di attrito a lungo termine, alimentate anche da disordini etnici e culturali, avventurismo politico, terrorismo ed attentati contro la popolazione civile. Le guerre odierne sono endemiche e deprimenti, e colpiscono le attività economiche essenziali, i viaggi, il turismo, l’economia e lo sviluppo in generale. Una crisi verticale, economica e militare, della società globale potrebbe anche essere l’ultima, vale a dire portare ad una tragica implosione definitiva della civiltà: sarebbe infatti la prima volta che una civiltà (globalizzata!) va in crisi senza che ve ne sia un’altra a raccogliere il testimone. Ecco perché non possiamo rassegnarci ad un supposto “male inevitabile”, febbre o medicina amara, che prelude alla guarigione: perché molto probabilmente non vi sarebbe alcuna guarigione, e la nostra specie potrebbe regredire ad uno stato antropologico pre-culturale oppure, ben più tragicamente, ad uno stato post-culturale senza speranza.

Sul piano puramente economico, considerando il disperato bisogno di allocare immense risorse per progetti essenziali di sviluppo su grande scala, la civiltà nel suo complesso non può permettersi di spendere la maggior parte dei bilanci nazionali in armamenti e, in generale, di investire in un riarmo altamente improduttivo ed inutilizzabile. Ultimo, ma non per importanza, essendo enormemente cresciuto il potenziale distruttivo degli armamenti, in particolare nucleari, non è affatto sopito — benché l’argomento forse non sia più di moda, il pericolo di autodistruzione totale della civiltà.

Quindi, in estrema sintesi: la guerra non ci piace, non possiamo permettercela, inoltre non serve allo scopo. Anzi, è ormai al 100% controproducente. Un cambio deciso di strategie è quindi ormai molto più che urgente: quando si constata che la direzione in cui si sta andando ci porta al disastro, bisogna cambiare direzione il prima possibile, ed innescare una stagione di nuovo vigoroso sviluppo, che rilanci e ridia speranza alle aspirazioni di crescita sociale: un nuovo rinascimento.

Un grande trauma foriero di nuovi concetti globali – Per innescare un nuovo rinascimento e’ necessario un grande trauma, e lo sviluppo di molti concetti leader a livello mondiale… ma abbiamo già visto che non può essere una guerra. Potendo scegliere, e non si vede perché non si dovrebbe poter scegliere, optiamo per un trauma positivo, che porti entusiasmo, gioia e nuove opportunità, e non morte e distruzione. Proponiamo una nuova prospettiva, una maggiore comprensione e compassione umana, orizzonti di alto profilo, di progressiva e vasta portata,nuova linfa alla democrazia, e non carne da cannone alla tirannide, orizzonti di libertà, e non lo squallore ed il fango della miseria. E sarebbe inutile invocare la stabilità, la democrazia, la libertà, lo sviluppo e il benessere, senza la dignità che viene dal lavoro: senza nuovo sviluppo industriale, nulla potrà fermare l’Armageddon. Le rivoluzioni più feconde, infatti, sono state quelle industriali. E l’unica rivoluzione industriale possibile, di enorme rilevanza e potenzialità, è lo sviluppo dell’astronautica civile, dall’orbita bassa terrestre allo spazio cislunare.

Tutti i vettori di progresso ormai puntano verso l’alto: non c’è spazio sufficiente per nuove industrie di trasporto terrestri, pur suscettibili di miglioramento, e dovremo rassegnarci al declino della civiltà del petrolio, alla quale ancora siamo legati. Non sfugge a nessuno, infatti, che la crisi è iniziata nel 2008 con i prezzi del petrolio alle stelle, e che conosce oggi una recrudescenza con il calo dei prezzi del petrolio, fattore di deflazione e quindi di nuova recessione globale. La nuova urbanistica deve giocoforza ispirarsi al lavoro dei nostri pensatori e scienziati più avanzati. In particolare ci riferiamo a pensatori illuminati del Ventesimo Secolo, come Gerard O’Neill e Krafft Ehricke, che hanno preconizzato l’espansione dell’umanità all’orbita terrestre, alla Luna, allo spazio cislunare, agli asteroidi vicini alla Terra… La scienza dovrà guardare alle stelle, non più come un cielo lontano, soltanto da osservare, ma come un contesto a tre dimensioni in cui siamo immersi, e nel quale dobbiamo imparare a navigare ed abitare. Che i nostri figli e nipoti abitino le stelle, oppure tra i rifiuti e nel degrado delle bidonville, dipende da noi, oggi. Noi, sette miliardi e mezzo di cittadini del pianeta Terra. Noi, che abbiamo ancora la facoltà di decidere se destinare le nostre tasse ed i nostri investimenti per la guerra, la morte e la distruzione, oppure verso lo spazio, le opportunità, la vita ed il rinascimento imminente.

Il programma di catturare un asteroide e portarlo in L5 – Pensando a shock positivi, a grandi progetti, di dimensioni paragonabili alla costruzione delle piramidi egizie, farebbero al caso nostro, ad esempio, una serie di programmi tendenti a sviluppare l’infrastruttura nella magnetosfera terrestre: catturare un asteroide, portarlo in L5, trasformarlo in un grande habitat rotante, dotato quindi di gravità artificiale; sviluppare un grande insediamento lunare destinato alla ricerca scientifica ed al turismo; dare grande impulso allo sviluppo di veicoli terra orbita a basso costo; promuovere politiche fiscali favorevoli alle aziende del comparto dell’astronautica civile; sviluppare infrastrutture per turismo orbitale e lunare. Da tale infrastruttura potranno poi partire le nuove missioni esplorative verso Marte e la Cintura Asteroidea.

L’attenzione per lo sviluppo di un programma spaziale internazionale conferirà grande impulso ad un’agenda globale, contribuendo ad una visione del mondo aperto ed equo, essenziale per evitare le molte terribili minacce che abbiamo di fronte. L’avvio di tale dinamica progressiva potrà favorire finalmente lo sviluppo di veicoli terra-orbita a basso costo, completamente riutilizzabili e promuovere politiche fiscali favorevoli alle imprese del settore astronautico civile.

Dovremo affrontare il problema della direzione politica: sono necessarie leadership stabili, di alto profilo scientifico, tecnologico e culturale. Si vede ancora poco di tutto ciò, all’orizzonte, purtroppo. Ma diamoci da fare! Dipende da noi!

La Space Renaissance International e le sue sezioni nazionali hanno diverse iniziative ed eventi pubblici in agenda: la partecipazione al World Summit Umanitario di Istanbul a Maggio, un workshop sulla Lagrange City in L5, e su architetture nello spazio Cislunare ad ottobre 2016 a Roma, ed il Congresso Mondiale Space, Not War! nel 2017.

Vuoi aiutare? Credi in un rinascimento spaziale? Allora partecipa a Space Renaissance!
Ci rivolgiamo a tutti i ceti sociali ed a tutte le fedi laiche o religiose: unitevi a noi per sviluppare il paradigma originale del 21° secolo. E’ in corso la campagna di iscrizioni 2016 a Space Renaissance Italia: siamo al 19% dell’obiettivo. Per sviluppare le nostre iniziative abbiamo bisogno del vostro sostegno, non fatecelo mancare! Presto pubblicheremo il primo appello per la conferenza di ottobre a Roma, cui sara’ probabilmente abbinato un workshop aperto agli studenti di diverse discipline.

Ad Astra!
Adriano V. Autino, SRI, President

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I primi venti iscritti o confermati riceveranno in omaggio il cd “Sognando lo Spazio” di Elena Cecconi e Tim Carey (*)

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Posted by ADRIANO AUTINO in Blog, Blog, News
Sognando lo Spazio, la Musica del Rinascimento Spaziale!

Sognando lo Spazio, la Musica del Rinascimento Spaziale!

E’ ora disponibile il cd, pubblicato da Urania Records, “Sognando lo Spazio”. L’opera, di grande spessore artistico e tecnico, è stata registrata da Elena Cecconi (flauto) e Tim Carey (pianoforte) nell’ottobre 2015, nei giorni intercorsi tra il concerto al teatro di Caldana ed i concerti al Politecnico di Torino ed alla Villa Tesoriera, sempre nel capoluogo torinese.

I brani inclusi nel cd corrispondono ad un percorso ideale che parte dalla Norma di Bellini, rivolta alla Luna. Subito dopo Elena e Tim affidano la nostra sensibilità alla magia visionaria di Debussy, per un tuffo indietro nei millenni, con Syrinx, agli albori mitologici della cultura musicale. Con un salto vertiginoso l’ascoltatore si trova poi immerso nell’atmosfera futurista di Jolivet: Chant de Linos, scritta nel 1944, sotto l’influenza di grandi geni quali Breton, Dali’, Picasso, ci riporta alla drammaticita’ di Guernica, al rombo della guerra, quasi a volerci mettere sull’avviso, che tutto questo può accadere ancora, ed in modo ancora più devastante… ma anche al tuono dei primi razzi capaci di uscire dall’atmsofera. Non è un caso infatti se Elena ha scelto proprio Jolivet, definito musicista precursore del nuovo umanesimo, che parla esplicitamente di utilizzare la musica per avvicinare l’uomo al Cosmo… Undine, di Reinecke, si potrebbe quasi definire un manifesto transumanista, nel narrare la tragedia di una creatura marina, che per amore vorrebbe diventare umana. E qui il pensiero non può evitare di pensare alle tante aspirazioni di crescita sociale che scuotono il nostro mondo, da quelle dei migranti, che si concludono spesso tragicamente nelle acque dei mari che cercano di attraversare, o a quelle di tanti esseri viventi non umani, coinvolti insieme a noi nell’avventura della storia della vita su questo pianeta, destinati a soffrire per i nostri errori senza neppure comprenderne le cause. La musica che si srotola con grande sensibilità artistica e precisione ci ricorda che è nostra precisa responsabilità aprire le porte del cosmo alle speranze ed al futuro dell’umanità intera, sette miliardi e mezzo ormai di persone, e non serve nascondere la testa nella superstizione, nelle tendenze culturalmente regressive, nella rinuncia all’intelligenza stessa… Paola Devoti, con la sua stupenda e stupefacente Dreaming Land, ci porta alle soglie dell’infinito, e lì troviamo Howard Buss, anche lui stregato, ispirato e spinto in alto, dal riflesso della Luna… Infine Elena e Tim salgono sul Millennium Falcon, con John Williams. “Across the Stars”, uno dei temi principali di Star Wars, ci porta nello spazio… verso altri mondi .

Riproduciamo di seguito alcuni estratti dalla bellissima presentazione, riprodotta sul libretto del cd, scritta da Noemi Manzoni (URANIA RECORDS).

All’indomani dell’atterraggio dei primi astronauti sulla Luna, Giuseppe Ungaretti scrisse:

Questa è una notte diversa da ogni altra notte del mondo.

Che cosa hanno fatto veramente questi uomini? Si può dire che hanno usato violenza alla natura ribellandosi alla legge che li legava alla Terra: ma si può dire allo stesso tempo che hanno saputo trovare altre leggi nascoste in un più lontano segreto della natura, e che hanno saputo sfruttarle con la loro intelligenza per appagare il loro bisogno di conoscere. Ogni uomo ha desiderato da sempre conquistare la Luna.

Basterà rileggere le pagine più antiche di ogni cultura per trovare questo richiamo perenne.

Oggi è stato raggiunto l’irraggiungibile, ma la fantasia non si fermerà. La fantasia ha sempre preceduto la storia come una splendente avanguardia.

Continuerà a precederla…Gli uomini continueranno a vedere la Luna così come appare dalla Terra, anche se la sua conoscenza fisica e scientifica potrà essere approfondita o modificata. Ma per gli effetti ottici che ha sulla Terra, la Luna rimarrà sempre per i poeti, e penso anche per l’uomo qualunque, la stessa Luna.

“Sognando lo Spazio” è un racconto antico, atavico nella natura stessa dell’uomo e riecheggiato in ogni cultura abbia mai alzato gli occhi al cielo. Lo spazio come misterioso ventre di vita, le stelle i pendoli del tempo. Un tempo e uno spazio informi e senza età, da cui si animano le più ancestrali forme umane dell’amore, della superstizione e della ricerca dell’ignoto. In seno a questi istinti prende forma il mito, in una narrazione investita di sacralità e a cui hanno attinto poeti, pittori, musicisti fin da quanto la madre Terra ha memoria dei giorni. Ed è proprio questo il racconto che ci propone Space Renaissance nel nostro CD, calcando la superficie della luna, l’illusione della magia, la forza del mito ed infine la visione della fantascienza, attraverso una narrazione incentrata sull’Uomo: dal mondo antico ai nostri giorni, fino ad arrivare ad un Umanesimo per il futuro.

La preghiera alla dea Luna della sacerdotessa Norma viene proposta nella versione per flauto e pianoforte tratta dalla partitura originale di Bellini. Nel Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy, tutt’ora citato come emblema di una nuova arte, vi è un corteggiamento tutto terreno, che riecheggia in musica lo spirito suggestivo dell’omonimo poemetto di Mallarmé. Nella trascrizione di Gustave Samazgeuilh il flauto diventa il soggetto centrale, incarnandosi nella figura del Fauno e avvolgendosi come un amante nei giochi e nel piacere immaginario descritto dal pianoforte. L’eco di un mondo antico e mistico si reinterpreta anche nel Chant de Linos. Come annota lo stesso Jolivet nella partitura: Il Chant de Linos era, nell’antichità greca, una varietà di trenos: un lamento funebre, un pianto interrotto da grida e danze. Scritto nel 1944 per flauto e pianoforte, il Chant de Linos è il brano che rispecchia maggiormente la poetica del nostro CD. Ritroviamo, ancora negli scritti di Jolivet: “(La mia ambizione musicale è)… ricreare l’antico senso originale della musica come espressione magica ed incantatoria della religiosità delle comunità degli uomini. La musica dovrebbe essere la manifestazione sonora direttamente in relazione con il sistema cosmico universale.

Di questo cd siamo particolarmente orgogliosi: Space Renaissance Italia ha infatti contribuito alla sua produzione, ed il nostro logo fa bella mostra di sè nel libretto!

Grazie Tim! Grazie Elena, Direttore Artistico di Space Renaissance, che sta già pensando a nuovi progetti, per il 2016 ed oltre.. .

Il CD è disponibile sul negozio elettronico di Space Renaissance Italia, al prezzo di lancio di 10 Euro.

Posted by ADRIANO AUTINO in Blog, News