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Migrazione ed espansione – i Terrestri in cerca di altri mondi

Migrazione ed espansione – i Terrestri in cerca di altri mondi

Come sempre evito di commentare a caldo, sull’onda emotiva di immagini giornalistiche. Lo so, in questo modo rinuncio ad inserirmi nei canali di visibilità che si aprono in questi casi, ma lo faccio per precisa scelta etica: non intendo in alcun modo confondermi con chi approfitta della morte di bambini innocenti per guadagnare visibilità. Tanto le mie riflessioni guardano ad un orizzonte più alto e più ampio, che una settimana in più o in meno non può inficiare.

Nella discussione che si è giustamente, e tardivamente, innescata sull’esodo biblico dei popoli mediorentali massacrati dalle guerre e dall’ISIS, non pretendo di essere neutrale ed al di sopra. Ci mancherebbe altro: non potrei più definirmi umanista, se lo facessi. Quindi dichiaro subito che sono per una concezione del mondo aperto, accogliente e libero, in tutte le sue accezioni e direzioni, in entrata, in uscita, e soprattutto verso l’alto, attraverso l’interfaccia tra la nostra terra ed il cosmo. Plaudo quindi non solo alla posizione del governo tedesco, probabilmente dettata non dal solo umanitarismo, ma anche e molto di più alla decisione di quei cittadini tedeschi che hanno messo in macchina regali ed aiuti, e sono andati ad accogliere i profughi. Questa è decisamente l’Europa che mi piace. Ma è già stato detto da molti, e non intendo sciupare il vostro tempo per ripetere cose già lette e sentite.

Il punto è un altro. Non si tratta infatti tanto di decidere se aprire o chiudere ai profughi, perchè sarebbe come cercare di arginare uno tsunami a mani nude. Il punto vero è: cosa facciamo, intanto che accogliamo i profughi (cosa che auspico), oppure li chiudiamo fuori? Mi spiego meglio. Coloro che vogliono erigere i muri speculano sulla paura di alcuni effetti potenzialmente negativi dell’immigrazione di massa. Alcuni di questi effetti non li si può comunque negare. Tuttavia io sostengo che tali effetti sarebbero gli stessi anche in caso di chiusura. Ciò che li provoca non è, infatti, l’effettivo spostamento dei migranti dai loro disgraziati paesi a questi nostri paesi (finora) un po’ meno disgraziati, bensì le forti maree di possibile involuzione culturale che i vasti fenomeni sociali in atto possono procurare. In altre parole la paura sociale, tanto dei migranti quanto dei residenti nei paesi di destinazione, è il vero agente destabilizzante, che può fare arretrare la coscienza civile di secoli in poche stagioni, tanto di popolazioni “invase” da migranti tanto di popolazioni rinchiuse entro mura neomedievali, sia fisiche che mentali.

Quindi il problema vero è: cosa facciamo noi, cosiddette società avanzate, per mantenere e migliorare il livello culturale e civile faticosamente conquistato durante l’era industriale, grazie ai sacrifici dei nostri padri e nonni, che hanno gettato sangue, sudore, lacrime e sinapsi cerebrali nelle fabbriche, nei campi, nei laboratori di ricerca? So che questo suona forse un po’ retorico e novecentesco, ma vedetelo con gli occhi di oggi. La vera minaccia è che l’avanguardia intellettuale ed imprenditoriale nata dalle rivoluzioni industriali ad un certo punto possa gettare la spugna ed arrendersi di fronte alla marea della violenza, della guerra e della beceraggine neofeudale arrembante a tutti i livelli. Se questo avverrà, il regime proto-nazista dell’ISIS, e tutto ciò che l’ISIS rappresenta, in termini di primitivismo assoluto e di distruzione della civiltà, avrà vinto. Perchè? Perchè la società cosiddetta avanzata non avrà saputo offrire niente ai giovani, lasciandoli così alla deriva, preda delle forze del male e della distruzione.

Ecco perchè la reazione più urgente ed indispensabile, all’ISIS, ed alle maree migratorie che fuggono da quelle regioni — ma non possiamo dimenticare neppure le moltitudini che fuggono da alcuni regimi criminali del Centro America, e premono ai confini degli Stati Uniti — è incrementare in modo esponenziale il nostro sforzo progettuale, puntando in alto, all’espansione dell’androsfera nello spazio. Costruire villaggi sulla Luna, città rotanti di O’Neill nei punti di Lagrange, innescando il nuovo sviluppo industriale libero e pacifico di cui la civiltà ha un disperato bisogno.

Quando lasciamo il nostro corpo fermo ed inattivo per lungo tempo, è molto facile che sopravvenga una malattia. In un contesto sociale culturalmente stagnante si sviluppano malattie sociali e, se il contesto è il mondo globalizzato, le malattie saranno globali. Non sarà l’erezione di muri, destinati ad essere comunque travolti, che guarirà le malattie, anzi: l’aria stantia del mondo chiuso non può che peggiorare le condizioni dei malati. I grandi flussi migratori sono una reazione a grandi malattie sociali: povertà estrema, dittature sanguinarie, burocrazie stagnanti ed abominevoli. La gente si mette in cammino, in cerca di nuovi mondi… Non servirà a niente chiudere le porte e restarcene chiusi a marcire nell’inedia. E, chi credesse di aver fatto abbastanza accogliendo i profughi commetterebbe un errore altrettanto marchiano! Accogliere e rimanere inerti significherebbe rinunciare a qualsiasi progettualità e lasciarci sommergere. È estremamente urgente rimettere in moto il progresso culturale, aprire il mondo, puntare decisamente allo spazio, dotarci di una governance più scientifica ed umanista, e meno corrotta, miope, opportunista e decrescitista nei fatti. E no, Sig. Putin e Sig. Obama, il mondo oggi non capirà perchè mai le “potenze” dovrebbero sentire il bisogno di un confronto militare, innescato con la complicità di utili idioti come il dittatorello ucraino o l’immarcescibile despota siriano! L’unico uso della forza oggi comprensibile e sostenibile è quello per mettere in condizioni di non nuocere i macellai genocidi e distrutturi di civiltà dell’ISIS. Poco importa chi ne abbia fomentato la nascita: adesso c’è ed è una minaccia reale, quindi, please, pajausta, unite gli sforzi e toglietelo di mezzo!

Molto più importante, comunque, è portare la rivoluzione industriale nei paesi delle Primavere Arabe ed in tutti i paesi che aspirano alla democrazia. E qual’è l’unico terreno su cui un nuovo sviluppo industriale può ormai svilupparsi, anche alla luce della recente crisi verticale dei BRICS?  So di ripetermi, ma non sarà mai abbastanza: è il “terreno” extraterrestre! L’industrializzazione dello spazio geo-lunare, , il turismo spaziale, gli spazioporti, i veicoli di trasporto passeggeri nello spazio, l’uso delle materie prime lunari ed asteroidee, la creazione di milioni di nuovi posti di lavoro sia a terra che nello spazio! Il mondo globalizzato di oggi non offre più, ai suoi sette miliardi e mezzo di abitanti, alcuna possibilità di espansione a basso costo: inevitabile quindi che i popoli in cerca di pace, sviluppo e democrazia si orientino alla migrazione. Mentre le nazioni cosiddette avanzate cadono in una spirale senza fine di conflitti sempre più devastanti. L’unica via di espansione possibile è quella verso l’alto, per iniziare a sfruttare le incalcolabili risorse del nostro Sistema Solare. Allora i giovani avranno una prospettiva per cui studiare ed impegnarsi. Ed il futuro tornerà ad esistere, a dispetto dell’ISIS e degli apprendisti stregoni che ne hanno fomentato la nascita.

Adriano V. Autino

Questo articolo e’ anche sul blog di Gravita’ Zero, media partner di Space Renaissance Italia

 

Il 7 Ottobre 2015, al Politecnico di Torino, la conferenza “La nascente industria del volo spaziale civile” discuterà di questi temi.

Il congresso mondiale “Space, Not War!” in preparazione per il 2016, proporrà all’opinione pubblica mondiale l’unica vera alternativa all’involuzione della civiltà costretta entro i confini di un mondo, fisicamente e filosoficamente chiuso.

Questo il Call for papers, ancora in evoluzione, su cui apriremo presto la possibilità di presentare abstract.

Iscrivetevi a Space Renaissance Italia!

Iscrivete la vostra azienda a Space Renaissance Italia!

 

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Bentornata, Samantha! … E noi, quando partiamo?

Bentornata, Samantha! … E noi, quando partiamo?

BENTORNATA SAMANTHA… E NOI QUANDO PARTIAMO?

— Space Renaissance Italia – Newsletter 11.06.2015

Il rientro a Terra di Samantha Cristoforetti dopo il personale record di 200 giorni di permanenza nello spazio anticipa un evento cui tutti, studenti compresi, sono invitati il prossimo 7 di Ottobre, al Politecnico di Torino e organizzato da Space Renaissance Italia.

Torino, 11 giugno 2015 – Oggi è giorno di festa. La “nostra” @AstroSamantha rientra a Terra dopo una storica permanenza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Bentornata e grazie per l’impegno scientifico, divulgativo e umano che ci hai trasmesso da lassù.
Ci sembra tuttavia logico porre alcune domande alle agenzie spaziali, ed in particolare all’ESA.

  • Perché, 54 anni dopo il primo volo di Yuri Gagarin, non esistono ancora servizi di trasporto spaziale per passeggeri civili?
  • Per quale motivo il volo spaziale rimane ancora, a tutti gli effetti, accessibile solo ad astronauti militari, ed a pochissimi “turisti” disposti a spendere 30 milioni e firmare una liberatoria totale per qualsiasi problema dovesse accadere?
  • Perché non abbiamo ancora un veicolo spaziale completamente riutilizzabile, 46 anni dopo l’X15, spazioplano NASA che fece 200 voli a quota suborbitale nel 1969? Perchè la NASA bloccò questa linea di sviluppo, nonostante l’enorme mole di studi sviluppati negli anni ’70 su veicoli a due stadi completamente riutilizzabili, tecnologicamente più che fattibili?
  • Qual è il motivo per cui oggi, per andare sulla Stazione Spaziale, utilizziamo la stessa macchina, la Sojuz, il cui primo volo risale a 25 anni prima dello shuttle, nel lontano 1966?
  • Perché aziende coraggiose, come Space X, Virgin Galactic, Bigelow, ShipInSpace ed altre, vengono lasciate sole nel loro epico tentativo di abbattere il costo del trasporto Terra-Orbita, e nell’aprire di fatto la frontiera spaziale anche ad attività private ed ai passeggeri civili?
  • Non dovrebbe essere questo l’obiettivo principale delle agenzie spaziali e dei governi, per dare impulso alla ripresa dell’economia mondiale, per creare opportunità e posti di lavoro per i giovani?
  • E perchè il cosiddetto Club Astronautico è ancora ristretto ad USA, Russia e Cina, mentre l’Europa ha rinunciato a sviluppare un proprio veicolo orbitale adatto al trasporto umano?
  • Cercheremo di rispondere a queste ed altre domande al prossimo appuntamento italiano, cui tutti sono invitati, che si terrà il 7 di Ottobre, al Politecnico di Torino.

CONFERENZA: “LA NASCENTE INDUSTRIA DEl VOLO SPAZIALI CIVILE”

Lo sviluppo dell’astronautica civile può creare milioni di nuovi posti di lavoro qualificati, ed in questo scenario, le opportunità di inserimento dei giovani laureati e laureandi nel mondo lavorativo ne risulteranno accresciute di diversi ordini di grandezza.
Spazioplani, hotel orbitali, officine e cantieri orbitali per l’assemblaggio di veicoli ed infrastrutture logistiche, energetiche e produttive. Una prospettiva in cui l’Italia è protagonista, con un’industria aerospaziale consolidata, e con la sua ricerca di altissimo profilo, i cui tratti distintivi si possono dire umanistici, in quanto orientati agli aspetti umani del volo spaziale: la sicurezza del volo e del rientro in atmosfera, l’ergonomia degli ambienti spaziali abitati.

DIVENTA UNO DEI NOSTRI: LE ISCRIZIONI SONO APERTE
Per iscriversi è sufficiente la voce di Menu’ “Collabora Con SR Italia”

Ricordiamo che per partecipare alle nostre iniziative puoi associarti con i seguenti vantaggi:

  • la tessera di socio 2015 di Space Renaissance Italia
  • il diritto di voto nelle assemblee plenarie di Space Renaissance Italia
  • inviti e possibilità di partecipazione attiva all’organizzazione delle iniziative, alle conferenze, ai seminari, ai progetti annuali, call for papers, ecc.
  • un accesso privilegiato ai congressi di Space Renaissance International
  • la disponibilità gratuita di gran parte del materiale prodotto da SRI ed SR-Italia

Concludiamo con i nostri più vivi complimenti ad @AstroSamantha, per il grande contributo in esperimenti compiuti sulla ISS, ed anche per aver saputo dialogare con la gente, soprattutto i più giovani, durante il soggiorno in orbita. È grazie a persone come queste che lo spazio è un po’ più accessibile ai sentimenti del grande pubblico. La invitiamo con grande calore ad unirsi alla nostra iniziativa come hanno già fatto molti suoi colleghi, per un compito di grande divulgazione dell’accessibilità allo spazio soprattutto verso le generazioni future.

Ufficio Stampa Space Renaissance Italia
CLAUDIO PASQUA
+39 393 406 4107
email: redazione@gravita-zero.org

Space Renaissance Italia
Piazzale Tecchio, 80 – 80125 Napoli
info@spacerenaissance.it
spacerenaissance.it

https://www.gravita-zero.org/…/bentornata-samantha-il-futuro…

Posted by ADRIANO AUTINO in Blog, Blog, News, Press
Expo 2015 – Nutrire il pianeta?

Expo 2015 – Nutrire il pianeta?

EXPO 2015 – NUTRIRE IL PIANETA? — Space Renaissance Italia – Newsletter 22.05.2015

Sorvolo velocemente sul fastidio quasi fisico che mi provoca questo titolo “Nutrire il pianeta”, fatto apposta per strizzare l’occhio a tutti quanti si riempiono la bocca del termine “il pianeta”, termine quanto mai ambiguo ed astratto, in nome del quale si possono sparare le più colossali mistificazioni semantiche ed ideologiche. Nè mi interessa entrare nella diatriba tra sostenitori ed oppositori dell’Expo, caratterizzata da ipocrisia e teste nascoste sotto la sabbia da entrambe le parti. Per altro devo dire che, per quanto animato da una filosofia decadente, sono comunque contento che un Expo ci sia, e che il mondo industriale, pur con tutti i suoi difetti, non sia ancora del tutto estinto, almeno per ora.

I concetti di “nutrire”, o ancor peggio “sfamare”, che sento spesso nei dibattiti pubblici per radio o nei talk show televisivi, mi lasciano del tutto interdetto, ed evidenziano quanti passi indietro la nostra cultura stia già rischiando, rinunciando a qualsiasi pretesa di avanguardia evolutiva. Se intendiamo nutrire o sfamare, significa che siamo fermi al paradigma maltusiano, secondo il quale ci sono miliardi di bocche prive di cervello, e pochi burocrati “pensanti” (poverini!), sulle cui spalle pesa l’onere di nutrire tutti. E siamo ancora fermi alla peraltro malintesa utopia marxiana — a ciascuno secondo i bisogni… –. Bisogni, appunto, quando ormai i nostri mezzi tecnologici e scientifici ci metterebbero in grado di pensare a soddisfare non solo i bisogni (quelli primari, indicati da Maslov nella sua
scala dei bisogni umani), ma i desideri di ciascuno, la fantasia, l’ansia creativa, il bisogno supremo di bellezza, di arte, di cultura elevata… No, qui si parla dello stesso bisogno elementare — la fame — che condividiamo con gli animali, peraltro sempre più corteggiati e divinizzati, quasi come un modello etico, dai deliri correnti. Con questo non intendo ovviamente disprezzare gli animali, ma solo ribadire che l’etica si fonda necessariamente sulla capacità di ragionamento. Ed anzi, quanto vado argomentando è a favore di tutte le specie che vivono sul nostro pianeta.

Ma entriamo nel merito, visto che comunque la nostra civiltà è purtroppo ancora ben lontana dal saper anche solo “sfamare” tutti i suoi membri. Proprio stamattina ho sentito Vittorio Agnoletto dichiarare che il nostro pianeta potrebbe sfamare dodici (in cifre 12!) miliardi di esseri umani. Evidentemente, questo ennesimo intellettuale capace di riciclarsi per tutte le stagioni e per tutti le temperie, purchè “environmentally correct”, pensa a dodici miliardi di polli, stipati dentro città dormitorio, ingozzati a mangime, ognuno dotato della sua brava “tecnologia” informatica, per avere l’illusione di “navigare” e visitare luoghi che nè lui nè i suoi poveri bambini, se mai potrà averne, potranno mai sperare di sperimentare di persona, godendo della luce particolare, degli odori, del vento e della salsedine, e del contatto umano con gli abitanti… O addirittura di viaggiare nello spazio, attraverso l’occhio elettronico di robot, governati dai doganieri della frontiera spaziale, pagati apposta per tenerla ben chiusa…

La nostra realtà, checchè ne pensi Agnoletto, è quella evidenziata in questa immagine, che rappresenta le quantità di acqua e di aria presenti sul nostro pianeta, viste in scala, rispetto alla massa planetaria: 1.4087 miliardi di km cubi di acqua, 5140 trilioni di tonnellate di aria. Quanto alla terra coltivabile, è risaputo che tutto il coltivabile è ormai coltivato, e che se vogliamo estendere le coltivazioni lo possiamo fare soltanto invadendo il mare, sviluppando acquacoltura ed allevamenti ittici, sottraendo habitat alle specie selvatiche che ivi dimorano: non che la cosa mi spaventi in linea di principio, ma qualche limite dovremo pur porcelo. Ed il mare rimane, a mio avviso, un ambiente che faremmo meglio a non saturare di attività antropiche (questa è più un’intuizione che una nozione scientifica…).

Nel 2009 partecipai ad uno dei primi convegni a Milano su Expo 2015: erano presenti tutti gli organizzatori, regione, comune, ed enti vari. Nel mio intervento dissi che non ha senso trattare il tema dell’alimentazione globale senza includere le categorie fondamentali, dimensionali e quantitative, delle risorse e della popolazione, anche in prospettiva. E, quindi, che non ha senso escludere il tema dell’espansione della civiltà oltre i limiti del nostro pianeta madre. La reazione fu quella che tutti possiamo immaginare: come se non avessi parlato. Caso mai ci fossero dubbi sull’insipienza culturale dei più, e sulla assoluta malafede di alcuni.

Le domande vere, quindi, se non vogliamo aderire al partito dei maltusiani, dei darwinisti sociali e dei sostenitori dello “sfoltimento” eugenetico della popolazione, sono le seguenti: (1) come possiamo aumentare la quantità del cibo senza perdere qualità?, (2) come possiamo ottenere altra terra coltivabile, senza doverla togliere alla vita selvatica, per quanta ne rimane?

Per rispondere alla prima domanda, è chiaro che la ricerca potrà, fino ad un certo punto, estrarre maggiore quantità di cibo dalle stesse risorse naturali (terra, acqua, aria, energia), ma la qualità ne risulta progressivamente diminuita… Non voglio neppure immaginare di quale orribile mangime si ciberanno i poveri “pollumani” di Agnoletto. Ho un’età sufficiente per ricordare il sapore del latte prodotto da mucche che pascolavano d’estate e mangiavano fieno d’inverno, e per deprimermi a sufficienza con il latte-acqua-bianca di oggi, prodotto da mucche alimentate a mangime. Certo, a chi non piacerebbe il cibo “biologico”? Quello che offende la mia intelligenza è la continua “education” al biologico cui sono esposto senza possibilità di difendermi, e senza che nessuno si curi di una qualsiasi analisi quantitativa delle risorse necessarie per dare a sette miliardi e mezzo di persone la posisbilità di alimentarsi con cibo biologico… Siamo di fronte ad una schiera di ideologi del tutto privi di etica, che non considerano nel modo più assoluto i numeri, ma si limitano a propagandare utopie del tutto equamente irrealizzabili, almeno fintanto che resteremo confinati su un solo pianeta.

La risposta alla seconda domanda è altrettanto semplice: possiamo ottenere molta altra terra coltivabile fuori dal nostro pianeta, dove fra l’altro non la toglieremo assolutamente a nessuno. Occorre infatti considerare che gli asteroidi e le comete sono agglomerati di materie prime, acqua, ossigeno, minerali quasi allo stato puro. Possiamo usarli per costruire infrastrutture grandi quanto vogliamo, anzi, più saranno grandi e più, ruotando, potranno simulare il nostro caro G di gravità terrestre, dando così la possibilità ai coloni di tornare sulla Terra senza essere handicappati, anche dopo qualche generazione. Ed alla Terra, col tempo, mano a mano che le nostre attività industriali si trasferiranno fuori dalla sua superficie, di diventare quel giardino che molti sognano. La terra coltivabile possiamo costituirla a partire dai materiali lunari ed asteroidei, l’acqua, prederla dalle comete e da alcuni tipi di asteroidi…

Come è stato scritto: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce”…. non è scritto che questi pascoli fossero limitati al nostro pianeta madre!

Space Renaissance si batte per un programma spaziale alternativo, che privilegi finalmente la progressiva espansione umana nello spazio, a partire dalla realizzazione di veicoli terra orbita a basso costo, la colonizzazione dell’orbita terrestre, il recupero dei detriti spaziali, l’industrializzazione dello spazio geolunare, lanciando grandi progetti di costruzione di infrastrutture industriali ed abitative, quali il nucleo di una città orbitale come quelle disegnate da Gerard O’Neill negli anni 70 del secolo scorso, dove iniziare la sperimentazione di eso-coltivazioni ed eso-allevamenti su scala media se non ancora grande.

Sostieni il nostro programma, iscrivendoti a Space Renaissance Italia!

Space Renaissance Italia terrà una Conferenza il prossimo 7 Ottobre, in collaborazione con il Politecnico di Torino, dal titolo:

 Space Renaissance International ha iniziato la preparazione del Secondo Congresso Mondiale, che si terrà nel Giugno 2016, in Italia:

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Posted by ADRIANO AUTINO in Blog, Blog, News
La Terra non è rotonda!

La Terra non è rotonda!

—- Space Renaissance Italia – Newsletter 29.04.2015 —-

La visione del mondo, nei millenni, ha subito un’evoluzione, più o meno legata al progresso degli strumenti di osservazione ed indagine astronomica, da un lato, ed ai mezzi di trasporto e navigazione dall’altro. Lasciando da parte le pur affascinanti speculazioni su antiche conoscenze astronomiche molto più avanzate di quelle medievali (di cui pure esistono testimonianze archeologiche difficilmente controvertibili), la percezione del mondo ufficialmente documentata considerava il nostro ambiente come una specie di piattaforma piatta, dai confini incerti, non si curava di ipotizzare su cosa poggiasse, ed interpretava il cielo e le luci in cielo (i pianeti) in chiave puramente mistico-religiosa. È solo con Keplero, Copernico e Galileo Galilei che si comprenderà che il nostro mondo è esso stesso un pianeta, e che non è affatto piatto.

Da allora si usa dire che la Terra è rotonda, intendendo con questo che non è piatta.

Si può ben comprendere che, rispetto alla visione precedente, questa sia stata un’acquisizione del pensiero veramente sconvolgente, che ha aperto la mente di tanti studiosi e uomini di buona volontà.

Ma, considerandola oggi, sia dal punto di vista scientifico che filosofico, anche alla luce dell’esperienza astronautica, ormai una parte importante della storia della nostra civiltà, si tratta di una visione accurata e, soprattutto, sufficiente per fronteggiare le sfide di questa epoca storica?

Assolutamente no.

Rotondo semmai è un disco, mentre la Terra è una sfera.

Occorre quindi andare finalmente oltre quel cambio di paradigma, avvenuto ormai quattro secoli fa: la Terra non è piatta. Molto bene. Ce ne siamo ormai fatti una ragione, adesso ci serve acquisire finalmente una concezione più avanzata della nostra collocazione fisica, dimensionale ed ambientale nell’ambiente cosmico che abitiamo.

La Terra è, o è stata, talmente grande che quando viaggiamo abbiamo l’impressione di muoverci in linea retta. Ma non è così: seguiamo sempre la curvatura della Terra, la sfera su cui poggiamo i nostri piedi. Che importanza può avere, questo semplice fatto, per la nostra sopravvivenza ed il nostro benessere, sia come individui sia come civiltà?
Ebbene, ne ha molta.

All’epoca delle missioni Apollo le cose sembravano semplici. Si dava per scontato che, allo sbarco sulla Luna, sarebbe seguita la costruzione di una base permanente, il progressivo insediamento, e via via la costruzione delle infrastrutture in orbita terrestre e lunare, stazioni di sosta e rifornimento, grandi officine per l’assemblaggio di veicoli, moduli abitativi, installazioni di ricerca, impianti di produzione industriale a gravità zero, ospedali, ….

Tale sviluppo si dava per scontato, in base alla storia dell’esplorazione terrestre, delle colonizzazioni, e dello sviluppo del commercio e del turismo attraverso gli oceani, prima con la marina mercantile, poi con l’aviazione civile.

Ma così non è stato, e questo deve insegnarci qualcosa. Significa che, se pensiamo davvero che la civiltà debba espandersi nello spazio — e basta riflettere senza pregiudizi per qualche minuto per rendersi conto che non vi sono altre vie per salvare la nostra civiltà –, serve molto di più, in termini di definizione della visione e delle strategie globali di sviluppo.

In passato i colonizzatori ed i commercianti si sono mossi con le loro navi, percorrendo gli oceani, trovando spesso realtà più primitive, rispetto a quelle da cui partivano, ma a volte anche civiltà avanzate, che a loro volta avevano sviluppato flotte di navigazione anche molto potenti (ad esempio la Cina).

Nel caso del viaggio spaziale, il modello esplorazione-commercio-colonizzazione non ha sinora funzionato, soprattutto perchè giunti alla destinazione non si trova nessuno, e l’ambiente vitale deve essere costruito interamente. Abbiamo avuto alcuni primi, sporadici, vettori diretti verso l’esterno: le missioni Apollo sulla Luna, la MIR, la International Space Station. Ci siamo mossi, con alcune missioni esplorative, cui non ha fatto seguito un vero consolidamento di posizioni: la MIR è stata decommissionata, la ISS finirà per esserlo.

L’unico caso di espansione commerciale nello spazio rimane quello dei satelliti di telecomunicazione, osservazione della terra, posizionamento GPS. Ma non si è trattato di espansione umana, bensì della messa in orbita migliaia di tonnellate di manufatti terrestri, rapidamente decadenti allo stato di detriti. Questo è il destino di tutto quanto l’uomo costruisce e poi abbandona: finisce per diventare un problema, e che problema! Più decade, più il recupero e la manutenzione diventano difficili.

Tuttavia il modello è da prendere in considerazione: si tratta di un modello sferico. La sfera dei manufatti umani, che si è sviluppata nei millenni tutto intorno alla superficie del nostro pianeta, si è estesa in qualche misura all’orbita, tra LEO (3-400 km), dove vola la ISS, e GEO (36.000 km), dove orbitano i satelliti geostazionari.

Dal punto di vista filosofico si tratta di esercitarsi in un passo interiore, piccolo, ma di cui si avvertirà progressivamente l’importanza man mano che lo sentiremo consolidarsi nella nostra psiche: dal concetto della terra rotonda, dobbiamo passare alla concezione sferica.

L’espansione viene vista quindi nella sua vera dimensione: un progressivo allargamento, che non basta pensare a 360 gradi (visione discoidale), ma su tutti i gradi quadrati della sfera… Da wikipedia: l’angolo solido sotteso dall’intera superficie sferica misura 4π, per avere la misura in gradi quadrati si moltiplica il valore in steradianti per (180/π)2, ovvero per 3282.8 (circa), quindi tutta la sfera corrisponde a circa 41253 gradi quadrati.

Dal punto di vista ingegneristico, potremmo parlare di un processo di espansione se si sviluppa su almeno qualche centinaio di vettori radianti, in modo tale che l’intera biosfera umana ne risulti progressivamente ampliata, in modo più o meno contiguo.

Per venire ad una visione più pragmatica, si tratta di padroneggiare l’orbita terrestre, migliorando le capacità di navigazione e manovra interorbitale, costruendo una rete di infrastrutture abitate, tra LEO e GEO, dalle quali si possa mettere mano alla necessaria bonifica e recupero dei detriti spaziali, assemblare veicoli per viaggiare verso destinazioni più esterne, sviluppare attività industriali e commerciali, hotel, produrre energia elettrica da impianti solari di grandi dimensioni.

Sarà come se la sfera terrestre fosse ampliata di qualche migliaio di chilometri verso l’esterno. Tale piattaforma potrà essere costruita utilizzando materiali non solo terrestri, ma anche materie prime lunari ed asteroidee. La tecnologia delle stampanti 3D fornirà un contributo determinante a questo processo: stabilimenti produttivi polifunzionali potranno essere installati sulla Luna e nei punti di Librazione di Lagrange, per costruire e rifornire l’antroposfera in espansione.

Un piano spaziale di nuova concezione, di cui l’esplorazione di mete più lontane — Marte e le sue lune — non sarà l’ennesima “cattedrale nel deserto”, concepita solo per spillare denaro pubblico, ma la punta avanzata dello sforzo più grande che l’umanità abbia compiuto, dopo la costruzione delle piramidi. Su quest’ultimo pensiero, occorre ragionare oltre. La costruzione delle piramidi, per le conoscenze tecnologiche di 4000 anni fa, ha certamente costituito uno sforzo di portata enormemente superiore a quello di costruire l’infrastruttura geo-lunare, ai giorni nostri… Se pensiamo di essere più evoluti e molto più progrediti, come possiamo esitare davanti alla sfida della nostra epoca?

— Adriano Autino, 29 Aprile 2015

Space Renaissance Italia terrà una Conferenza il prossimo 7 Ottobre, in collaborazione con il Politecnico di Torino, dal titolo:

LA NASCENTE INDUSTRIA DEL VOLO SPAZIALE CIVILE

Le potenzialità e le prospettive di vivere e lavorare nello spazio, le eccellenze ed il contributo dell’Italia

Space Renaissance International ha iniziato la preparazione del Secondo Congresso Mondiale, che si terrà nel Giugno 2016, in Italia:

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Posted by spacere in Blog, Blog, News

La forza delle idee – i messaggi del congresso di Space Renaissance Italia

La decrescita è prospettiva nefasta per l’umanità. L’espansione nello spazio è percorso ineluttabile ed urgente. Il turismo spaziale: primo settore maturo verso l’astronautica civile. La multi-culturalità come strumento essenziale per raggiungere le coscienze e far comprendere che lo spazio non è così lontano come lo si percepisce.
Queste alcune delle conclusioni del congresso nazionale di Space Renaissance Italia tenutosi nei giorni 8-9 maggio scorsi al Politecnico di Milano intitolato “Spazio senza frontiere: un mondo più grande e’ possibile”. Un evento, unico nel suo genere, che era partito tra lo scetticismo di molti e che si è invece rivelato un grande successo. Futuristi, scienziati, filosofi, ingegneri, umanisti e trans-umanisti, tecnologi, musicisti, e poi scrittori, esperti di comunicazione, televisione e cinema, ed anche studenti. Tutti si sono integrati nell’arena del dibattito, dando vita a quel che gli anglosassoni chiamano cross-fertilization lungo il sottile filo logico della filosofia di Space Renaissance, che vede nell’espansione della civiltà nello spazio la più sana ed urgente soluzione, e forse l’unica, alla crisi di crescita che la nostra civiltà si trova a fronteggiare, mentre le risorse naturali della nostra amata Madre Terra sono ormai insufficienti per sostenerne lo sviluppo. Riprendendo ciò che diceva Konstantin Tsiolkovsky, l’umanità deve lasciare la sua culla.
Il congresso ha mostrato con chiarezza che siamo un movimento ormai maturo e con grande potenzialità di crescita, peraltro in forte sintonia con i futuristi e trans-umanisti e con l’imperativo “antropico” di IIF per garantire la sopravvivenza sul lungo periodo della civiltà umana.

Leggi l’intero articolo.

Nell’immagine: Giovanni Caprara (giornalista scientifico), Franco Bernelli (professore del Politecnico di Milano e capo del dipartimento di Ingegneria Spaziale) e Rino Russo (presidente di Space Renaissance Italia) durante l’apertura dei lavori del Congresso.

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