Non si tratta di decidere se aprire o chiudere ai profughi, perchè sarebbe come cercare di arginare uno tsunami a mani nude. Il punto vero è: cosa facciamo, intanto che accogliamo i profughi (cosa che auspico), oppure li chiudiamo fuori? Coloro che vogliono erigere i muri speculano sulla paura di alcuni effetti potenzialmente negativi dell’immigrazione di massa. Alcuni di questi effetti non li si può comunque negare. Tuttavia io sostengo che tali effetti sarebbero gli stessi anche in caso di chiusura. Ciò che li provoca non è, infatti, l’effettivo spostamento dei migranti dai loro disgraziati paesi a questi nostri paesi (finora) un po’ meno disgraziati, bensì le forti maree di possibile involuzione culturale che i vasti fenomeni sociali in atto possono procurare. In altre parole la paura sociale, tanto dei migranti quanto dei residenti nei paesi di destinazione, è il vero agente destabilizzante, che può fare arretrare la coscienza civile di secoli in poche stagioni, tanto di popolazioni “invase” da migranti tanto di popolazioni rinchiuse entro mura neomedievali, sia fisiche che mentali.
Bentornata, Samantha! … E noi, quando partiamo?
Il rientro a Terra di Samantha Cristoforetti dopo il personale record di 200 giorni di permanenza nello spazio anticipa un evento cui tutti, studenti compresi, sono invitati il prossimo 7 di Ottobre, al Politecnico di Torino e organizzato da Space Renaissance Italia.
Torino, 11 giugno 2015 – Oggi è giorno di festa. La “nostra” @AstroSamantha rientra a Terra dopo una storica permanenza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Bentornata e grazie per l’impegno scientifico, divulgativo e umano che ci hai trasmesso da lassù.
Ci sembra tuttavia logico porre alcune domande alle agenzie spaziali, ed in particolare all’ESA.
Perché, 54 anni dopo il primo volo di Yuri Gagarin, non esistono ancora servizi di trasporto spaziale per passeggeri civili?
Per quale motivo il volo spaziale rimane ancora, a tutti gli effetti, accessibile solo ad astronauti militari, ed a pochissimi “turisti” disposti a spendere 30 milioni e firmare una liberatoria totale per qualsiasi problema dovesse accadere?
Expo 2015 – Nutrire il pianeta?
I concetti di “nutrire”, o ancor peggio “sfamare”, che sento spesso nei dibattiti pubblici per radio o nei talk show televisivi, mi lasciano del tutto interdetto, ed evidenziano quanti passi indietro la nostra cultura stia già rischiando, rinunciando a qualsiasi pretesa di avanguardia evolutiva. Se intendiamo nutrire o sfamare, significa che siamo fermi al paradigma maltusiano, secondo il quale ci sono miliardi di bocche prive di cervello, e pochi burocrati “pensanti” (poverini!), sulle cui spalle pesa l’onere di nutrire tutti. E siamo ancora fermi alla peraltro malintesa utopia marxiana — a ciascuno secondo i bisogni… –. Bisogni, appunto, quando ormai i nostri mezzi tecnologici e scientifici ci metterebbero in grado di pensare a soddisfare non solo i bisogni (quelli primari, indicati da Maslov nella sua scala dei bisogni umani), ma i desideri di ciascuno, la fantasia, l’ansia creativa, il bisogno supremo di bellezza, di arte, di cultura elevata…






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